Recensioni Giugno 2007

 

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Carlo Maggini

Meriggi

Edizioni ETS

Pisa 2006

 

 L’autore di tale breve romanzo, dalla copertina elegantissima, segno di un gusto estetico non indifferente, è sui generis. Infatti non proviene dal mondo delle lettere ma da quello scientifico.Psichiatra di fama, docente presso le università di Pisa poi di Bologna, ora è ordinario a Parma. Si tratta di una auto-biografia apparentemente o almeno in qualche modo lo è. In realtà dubito molto su tal tipologia nonché sulla narrativa in genere sia perché qualsiasi scrittore è onnisciente e onnipotente nella finzione romanzesca:sa già, di fatto, che cosa attende i propri personaggi e li fa muovere come più desidera.Inoltre la memoria inganna, trasfigura:ricordiamo ciò che ci ha colpito, non il realmente accaduto. È, per dirla in breve, una questione di percezione e tale, nel ricordo, nella sua elaborazione, si carica di valenze affettive, emotive. Comunque lasciando da parte la vexata quaestio della teoria del romanzo, il libro di Maggini è ricco di spunti fecondi nonché possiede una dialettica da non trascurare ma semmai da dibattere.Risulta difficile sviscerare tutte le problematiche insite nella “grammatica interiore” dell’Autore onde ci limitiamo, per ragioni di spazio, a tralasciarne alcune. Sarà poi il lettore a comprendere e confrontarsi con un libro non banale, che non segue la moda ma resta attuale proprio per ciò che solleva nelle sue fluide pagine ed eleganti nonché dotte. Ma, si badi bene e vi torneremo, che i rimandi colti non sono gettati lì a caso, la qual cosa stonerebbe, ma sono parti di tessere sapientemente legate per capire l’uomo, partendo da “archetipi”che rimandano al mondo affascinante del mito. Un libro denso e attuale: l’amore parentale, la sessualità infantile, la scoperta di tale, la felicità che, sembra, non faccia parte del mondo dello scrittore.Già perché la fama, la cultura, la stima e l’intelligenza di per sé non portano ad essere felici una persona specie se tale è persona schiva, riservata, abituata a vivere in solitudine, pur non sentendosi mai solo, sembra dire lo scrittore. Veramente coinvolgente il meriggio di Pan, il dio caprino:il meriggio«l’ora dell’erotismo e della sessualità, ma…anche l’ora dell’emergere del sentimento numinoso, un sentimento di timore, di fascino e di nientificazione(…)», p.42 dell’opera. C’è il richiamo allo storico e filosofo delle religioni R.Otto per ciò che concerne il concetto ambivalente del “sacro”, poi a Teocrito, a Hillman e via dicendo. È un susseguirsi di sensazioni di una lettura della storia dell’uomo, che, noi, esageratamente razionali, abbiamo dimenticato mentre riaffiora con attualità, quasi prendendoci alla gola, coinvolgendo tutto il nostro essere per le verità intrinseche sebbene espresse con linguaggio immaginifico.Sbagliava Plutarco, in nuce, quando sentì dire che Pan era morto. Errò a dirlo, a tramandare tale errore.Ma il discorso non si ferma, non si arresta al “panismo” ma coinvolge e ci seduce con un articolato discorso, seppure in chiave narrativa, sulle sfaccettature della sessualità e sovrattutto sul fascino che esercitano le cosiddette bad little girls, fascino inquietante e sconvolgente per davvero che poi non son altro ciò che gli antichi greci chiamavano ninfe, poi tradotte in linguaggio moderno in “lolite”, dal successo che ebbe un noto romanzo. Proseguendo, non credo che Emma, pur seducente per il suo indubbio charme dovuto a tante variabili come intelligenza, “sex-appeal” e via dicendo, sia poi così libera (a lei è dedicato il capitolo conclusivo), semmai tale è prigioniera di una esasperata sessualità, le cui radici si trovano nelle precoci esperienze infantili.Per “essere” Emma deve sedurre:è questa la sua pena, paga il fio di una”hýbris”, di una tracotanza, di una violenza, di una forzatura fatta(o subita) alla sua giovane età, alla sua sensualità esasperata. È un romanzo fascinoso e ben armonizzato ma molto amaro e dobbiamo chiudere con le tristi ma veritiere parole di Omero (Odissea, canto VIII, vv. 579-80) «Gli dèi tramano e portano a compimento la perdizione dei mortali perché i posteri abbian qualcosa da cantare».

(Enrico Marco Cipollini)

 

 Ringraziamo la cortesia di Mario Testa di averci gratificato rimettendoci il recente volume pubblicato per le edizioni Gutenberg, contenente scritti riordinati con alcuni adattamenti, connessi con i temi trattati nel volume Il senso dei giorni (1986). Mentre ci accumuniano a Italo Valente, autore di una prefazione calzante quanto esaustiva in chiarezza e sobrietà, nell’augurio da lui espresso circa un Suo proseguimento negli studi storico-letterari, non possiamo esimerci dal segnalare ai lettori l’interesse culturale rivestito dalla pubblicazione in parola. E dal momento che oltre agli inediti il volume si avvale di saggi pubblicati nel periodico “Incontro culturale” di Napoli, in antologie e riviste di varia cultura e ne “La Ballata”, abbiamo ritenuto utile e doveroso richiamare nell’elenco che segue i titoli degli scritti apparsi sul nostro periodico fra il 1992 e il 2006 s.e e. o:  Morale e Sesso (1-1992), La Psicoanalisi e le Scienze dello Spirito (2/1992), Giosuè Carducci tra Dolori e Amori (1-1993), Giovanni Pascoli (2-1994), La Leggenda del Santo Graal (2-1995), Edgar Lee Master (3-1996), Un Romanziere: Francesco Mastiani (3/4-1997), Humanitas (2-1998), Arte e Perfezione (2-1999), L’esilio di Ovidio (2-2000), Gli ultimi Poeti di Roma Pagana (3/4-2000), Il Problema critico della Commedia Di Dante (1-2001), Rileggiamo Lamartine (1-2002) Giacomo Leopardi poeta filosofo (2/3-2002), Siamo davvero copernicani? (1-2003), Scienza e Filosofia (2-2003), Storie del Medioevo (4-2003, 1/2 -2004), Il poeta dell’amore infelice (4-2004) Cura Ut Valeas (3-2005), Tra Sapienza e Filosofia (1-2006), Umanesimo e Nichilismo (2-2006)

(Brunello Mannini )

Mario Testa

Illusione e verità

Gütemberg 2006

 

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